Familia: la violenza, il silenzio e la memoria secondo Francesco Costabile
Con Familia, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Francesco Costabile conferma di essere una delle voci più coraggiose e coerenti del nuovo cinema italiano.
Dopo Una femmina, il regista torna a indagare le dinamiche della violenza domestica, ma questa volta lo fa spostando l’attenzione sulla complessità del legame familiare, sul trauma che si eredita e sulla difficoltà, spesso impossibilità, di interrompere il ciclo del dolore.
Ispirato al libro autobiografico Non sarà sempre così di Luigi Celeste, Familia racconta il ritorno di un padre violento nella vita della moglie e dei figli dopo dieci anni di assenza. È il punto di partenza di una tensione che non si scioglie mai: non ci sono esplosioni né catarsi, solo silenzi, sguardi e gesti che rivelano quanto la paura possa insinuarsi nelle abitudini più quotidiane. Costabile evita il sensazionalismo, scegliendo invece un approccio misurato e quasi “sensoriale”: lo spettatore sente il disagio più che vederlo, come se la macchina da presa respirasse insieme ai personaggi.
La regia è compatta e consapevole. Gli ambienti sono costruiti come trappole emotive, con luci spezzate e spazi che sembrano restringersi, restituendo la claustrofobia della casa e della memoria. L’alternanza di tempi e punti di vista, tra presente e ricordi, contribuisce a creare un flusso narrativo che somiglia più a un ricordo frammentato che a una cronaca lineare.
Il cast sostiene con forza la densità del racconto:
- Francesco Gheghi, nel ruolo di Luigi, offre un’interpretazione intensa e trattenuta: è il corpo attraverso cui si manifesta il conflitto, il figlio che non riesce a perdonare ma neppure a liberarsi del padre.
- Barbara Ronchi è una madre segnata, mai passiva, capace di esprimere una sofferenza silenziosa e coraggiosa.
- Francesco Di Leva, invece, costruisce un padre di inquietante normalità, che incarna l’idea di un male “ordinario”, fatto di giustificazioni e autoassoluzioni.
Familia non è un film semplice né conciliatorio. È duro, a tratti spigoloso, e può risultare eccessivo nel suo simbolismo. Ma è anche un’opera necessaria, che affronta un tema spesso relegato alla cronaca o al linguaggio delle campagne sociali. Costabile sceglie di parlarne attraverso il cinema, con un linguaggio poetico e politico insieme, capace di rendere visibile ciò che nella nostra società resta ancora indicibile.
Più che un film sulla violenza, Familia è un film sulla memoria e sulla possibilità, o sull’impossibilità, di liberarsene. In questo senso, la sua forza sta nella coerenza emotiva, nella volontà di non offrire risposte ma di lasciare aperte le ferite. È un cinema che non consola, ma fa pensare, e che restituisce alla parola “famiglia” tutta la sua ambiguità: luogo di affetto e di oppressione, di appartenenza e di fuga.
Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto 2 Nastri d’Argento, 8 candidature e vinto un premio ai David di Donatello, In Italia al Box Office Familia ha incassato 496 mila euro .
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