L’ERGASTOLO DI SANTO STEFANO Fine pena mai di Stefano Tamiazzo, ULTIMA SPIAGGIA EDITORE
Per Ultima Spiaggia Editore ecco L’ERGASTOLO DI SANTO STEFANO Fine pena mai di Stefano Tamiazzo. Prefazione di Andrea Pennacchi.
Dicono si possa sapere molto di un popolo dalla qualità della vita che si trova in carcere…

RECENSIONE L’ERGASTOLO DI SANTO STEFANO Fine pena mai
L’ERGASTOLO DI SANTO STEFANO Fine pena mai è un interessante fumetto realizzato in bicromia che intreccia racconto storico, memoria collettiva e riflessione sociale attraverso la vita dentro uno dei luoghi più simbolici della storia penitenziaria italiana.
Con le sue pagine viene restituita la storia di uno dei luoghi più emblematici del sistema carcerario italiano, invitando il lettore a interrogarsi sul significato della giustizia, sul senso della pena e sul valore della dignità umana.
Il tutto si svolge in un carcere chiuso e abbandonato da anni che può apparire meno minaccioso. La sua natura ostile si trasforma in un fascino malinconico in questo graphic novel che narra la storia dell’ergastolo di Santo Stefano, edificato su un’isola difficilmente raggiungibile e progettato secondo il principio del panopticon.
Si tratta di una prigione concepita per garantire la sorveglianza costante dei detenuti da parte di un unico guardiano, e delle persone che hanno incrociato questo luogo nel corso dei suoi 170 anni di esistenza. Dapprima sotto il Regno delle Due Sicilie dei Borbone, poi durante il Regno d’Italia e il ventennio fascista, fino alla Repubblica italiana che ne stabilì la chiusura.
Uomini che hanno condiviso lo stesso duro isolamento, ma con destini profondamente diversi: tra loro non solo criminali, ma anche protagonisti del Risorgimento e futuri padri della Costituzione.
Centosettanta anni di storia tra pietra e ferro
Un fumetto immediato e coinvolgente che è più di quanto sembra. Un racconto visivo che ripercorre la storia del noto carcere costruito sull’isola di Santo Stefano e delle persone che lo hanno abitato, un viaggio nel passato di questo luogo emblematico della storia penitenziaria italiana.
Attraverso il linguaggio del fumetto, l’autore ci racconta il lungo percorso storico del carcere, dalla sua attività durante il Regno delle Due Sicilie fino alla definitiva chiusura nel 1965, avvenuta durante la Repubblica italiana. Tuttavia, la storia non si limita alla descrizione dell’edificio, ma si concentra soprattutto sulle persone che vi hanno vissuto.
Nel corso degli anni, infatti, il carcere ha ospitato detenuti molto diversi tra loro: criminali comuni, prigionieri politici e figure legate alla storia del Paese. Pagina dopo pagina, per diciannove capitoli intensi, il libro ripercorre più di centocinquant’anni di storia del carcere, presentando vicende significative legate alla sua esistenza.

Il racconto segue diverse figure storiche, tra cui l’ingegnere che progettò la struttura, il detenuto più noto, Sandro Pertini, e il direttore che negli anni Sessanta introdusse riforme per rendere più moderne e umane le condizioni di vita dei prigionieri. Accanto a questi personaggi reali compaiono anche detenuti anonimi, senza un’identità precisa, che servono a rappresentare la vita quotidiana all’interno della prigione. Con le loro storie particolari e cruenti, emerge con forza tutta la durezza della vita in prigione e il peso psicologico della condanna, soprattutto nel caso dell’ergastolo.
Il sottotitolo Fine pena mai richiama proprio questa realtà: l’idea di una pena che sembra non terminare mai e che segna profondamente l’esistenza dei detenuti. Grazie alle immagini e ai dialoghi, l’autore riesce a trasmettere in modo efficace il senso di solitudine, la sofferenza e le difficoltà di vivere in un luogo isolato dal resto della società.
Risulta chiara la forte intenzione critica che mira a evidenziare gli aspetti disumanizzanti del sistema carcerario. Tuttavia, Tamiazzo riesce quasi sempre a evitare toni retorici o spiegazioni troppo didascaliche. All’interno della narrazione, infatti, non compaiono mai slogan né lunghe spiegazioni sui personaggi storici presenti nel racconto.
L’autore preferisce concentrarsi sulla loro dimensione umana, mettendo in risalto emozioni e stati d’animo legati alla condizione di reclusione. Questo risultato viene raggiunto egregiamente soprattutto attraverso la forza delle immagini, ancora prima che tramite le parole. La scelta della bicromia, dall’effetto simile all’acquerello con poche macchie di colore più intense, contribuisce a dare uniformità ai vari episodi e a rendere le vicende più crude e realistiche.
Ciò che emerge con forza è proprio la fatica, lo sporco e la sofferenza vissuta dai detenuti nel corso di tutta la storia del luogo, un posto che proprio come i suoi abitanti, risulta essere dimenticato, consumato, lasciato in balia delle onde, abbandonato.
Questo lo rende un fumetto che vuole essere non solo una semplice ricostruzione della storia di un carcere, ma una vera e propria riflessione più ampia sul significato della pena, della giustizia e della dignità umana.
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- Sceneggiatura: Stefano Tamiazzo
- Illustrazioni, colori e copertina: Stefano Tamiazzo
- Prefazione: Andrea Pennacchi
- Edizione: Ultima Spiaggia Edtore
- Genere: fumetto con bicromia
- Data di pubblicazione: 2024
- Formato: 17 x 24 cm, copertina flessibile
- Pagine: 256 a colori
- Età di lettura: da 16 anni
- Il voto di Chri: 5 stelline
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